AREE D'INTERVENTO

Dipendenze

La Dipendenza Patologica può essere definita come una relazione problematica tra un soggetto e un oggetto (sia esso sostanza o situazione o comportamento), tale da comportare alterazioni neurobiologiche funzionali e strutturali del sistema della gratificazione. Tale relazione è caratterizzata dalla compromissione delle modalità e dei mezzi con cui l’individuo si procura piacere e dalla difficoltà alla rinuncia nei confronti dell’oggetto (Bignamini 2006; 2011). Le dipendenze patologiche includono i disturbi da uso di sostanze (alcol, droghe e farmaci) e le dipendenze comportamentali (ad es. il disturbo da gioco d’azzardo).

La caratteristica centrale dei disturbi di uso di sostanze è un pattern di sintomi fisiologici, cognitivi e comportamentali per cui il soggetto persiste ad utilizzare la sostanza nonostante i problemi significativi correlati al suo uso. L’utilizzo porta a un cambiamento nei circuiti cerebrali che può persistere anche dopo la disintossicazione, portando al craving, ossia un persistente desiderio della sostanza.  ll livello di compromissione derivante dall’utilizzo della sostanza è presente a tre livelli: rispetto al controllo dell’uso (costi associati alla ricerca e all’uso della sostanza), rispetto al funzionamento sociale (costi relazionali conseguenti all’utilizzo della sostanza) e rispetto al fallimento di astenersi dall’uso (costi legati alla continua esposizione al rischio).

Dipendenze

La Dipendenza Patologica può essere definita come una relazione problematica tra un soggetto e un oggetto (sia esso sostanza o situazione o comportamento), tale da comportare alterazioni neurobiologiche funzionali e strutturali del sistema della gratificazione. Tale relazione è caratterizzata dalla compromissione delle modalità e dei mezzi con cui l’individuo si procura piacere e dalla difficoltà alla rinuncia nei confronti dell’oggetto (Bignamini 2006; 2011). Le dipendenze patologiche includono i disturbi da uso di sostanze (alcol, droghe e farmaci) e le dipendenze comportamentali (ad es. il disturbo da gioco d’azzardo).

La caratteristica centrale dei disturbi di uso di sostanze è un pattern di sintomi fisiologici, cognitivi e comportamentali per cui il soggetto persiste ad utilizzare la sostanza nonostante i problemi significativi correlati al suo uso. L’utilizzo porta a un cambiamento nei circuiti cerebrali che può persistere anche dopo la disintossicazione, portando al craving, ossia un persistente desiderio della sostanza.  ll livello di compromissione derivante dall’utilizzo della sostanza è presente a tre livelli: rispetto al controllo dell’uso (costi associati alla ricerca e all’uso della sostanza), rispetto al funzionamento sociale (costi relazionali conseguenti all’utilizzo della sostanza) e rispetto al fallimento di astenersi dall’uso (costi legati alla continua esposizione al rischio).

I disturbi d’ansia differiscono tra loro per la tipologia di oggetti o situazioni che provocano paura e per l’ideazione cognitiva associata. Essi differiscono dalla normale paura (risposta emotiva a una minaccia imminente) o ansia (anticipazione di una minaccia futura) evolutive perché sono eccessivi o persistenti rispetto allo stadio di sviluppo. Gli individui con disturbi d’ansia tipicamente sopravvalutano il pericolo nelle situazioni che temono e sperimentano sintomi fisici come irrequietezza, agitazione e tensione muscolare.

L’attacco di panico è un episodio caratterizzato dalla comparsa improvvisa di paura o disagio intensi, che raggiunge il picco in pochi minuti, e che comporta sintomi cognitivi (paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire), gastrointestinali (nausea, vomito, tensione allo stomaco), vestibolari (vertigini, sensazione di sbandamento o di svenimento) e psicosensoriali (derealizzazione o depersonalizzazione). L’attacco di panico può presentarsi in diverse situazioni ma, per porre diagnosi di “disturbo di panico”, è necessario che gli attacchi siano ricorrenti e inaspettati e che si accompagnino a preoccupazione persistente per l’insorgere di altri attacchi e ad una significativa alterazione del comportamento (evitamento delle situazioni ritenute rischiose, tentativi di prevenzione della minaccia, ecc).

L’agorafobia è una condizione di disagio caratterizzata dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali potrebbe essere difficoltoso scappare o allontanarsi, oppure in cui non sarebbe possibile ricevere aiuto qualora la persona dovesse sperimentare un attacco di panico o una sintomatologia simile al panico. L’agorafobia, infatti, può presentarsi con o senza attacchi di panico. Nella persona che soffre di agorafobia, queste situazioni vengono:

  • sistematicamente evitate;
  • sopportate con estrema ansia;
  • richiedono la presenza di un accompagnatore che rassicuri il soggetto

L’aspetto centrale del disturbo di ansia sociale è una frequente e intensa paura di essere criticati oppure giudicati negativamente dagli altri a causa della manifestazione della propria emotività. L’ansia, in questo disturbo, è legata al timore di agire in modo inadeguato e mostrare all’altro i segni del disagio emotivo sperimentato (ad es. rossore, sudorazione, tremore) e di essere, di conseguenza, umiliati, ridicolizzati e rifiutati. Gli eventi che possono favorire l’attivazione dell’ansia riguardano le situazioni sociali come, ad esempio, parlare in pubblico, andare a una festa, iniziare una conversazione, mangiare con qualcuno. L’ansia derivante da tali situazioni porta spesso l’individuo con disturbo di ansia sociale ad evitarle sistematicamente.

L’aspetto centrale del disturbo di ansia da malattia consiste nella preoccupazione di avere o di poter contrarre una grave malattia non diagnosticata; esso può presentarsi sia in assenza che in minima presenza di sintomi somatici. Il disagio sperimentato dalla persona che soffre di disturbo di ansia da malattia non proviene dal sintomo fisico in sé, ma dal timore che il sintomo che sperimenta possa essere associato a una grave condizione medica. La persona tende ad allarmarsi anche soltanto ascoltando o leggendo notizie relative a malattie o diagnosi avute da altri e, per abbassare i suoi livelli di ansia, mette in atto strategie di controllo (ad es. visite mediche, monitoraggio dei sintomi corporei).

Disturbi d'ansia

Disturbi d'ansia

I disturbi d’ansia differiscono tra loro per la tipologia di oggetti o situazioni che provocano paura e per l’ideazione cognitiva associata. Essi differiscono dalla normale paura (risposta emotiva a una minaccia imminente) o ansia (anticipazione di una minaccia futura) evolutive perché sono eccessivi o persistenti rispetto allo stadio di sviluppo. Gli individui con disturbi d’ansia tipicamente sopravvalutano il pericolo nelle situazioni che temono e sperimentano sintomi fisici come irrequietezza, agitazione e tensione muscolare.

L’attacco di panico è un episodio caratterizzato dalla comparsa improvvisa di paura o disagio intensi, che raggiunge il picco in pochi minuti, e che comporta sintomi cognitivi (paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire), gastrointestinali (nausea, vomito, tensione allo stomaco), vestibolari (vertigini, sensazione di sbandamento o di svenimento) e psicosensoriali (derealizzazione o depersonalizzazione). L’attacco di panico può presentarsi in diverse situazioni ma, per porre diagnosi di “disturbo di panico”, è necessario che gli attacchi siano ricorrenti e inaspettati e che si accompagnino a preoccupazione persistente per l’insorgere di altri attacchi e ad una significativa alterazione del comportamento (evitamento delle situazioni ritenute rischiose, tentativi di prevenzione della minaccia, ecc).

L’agorafobia è una condizione di disagio caratterizzata dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali potrebbe essere difficoltoso scappare o allontanarsi, oppure in cui non sarebbe possibile ricevere aiuto qualora la persona dovesse sperimentare un attacco di panico o una sintomatologia simile al panico. L’agorafobia, infatti, può presentarsi con o senza attacchi di panico. Nella persona che soffre di agorafobia, queste situazioni vengono:

  • sistematicamente evitate;
  • sopportate con estrema ansia;
  • richiedono la presenza di un accompagnatore che rassicuri il soggetto

L’aspetto centrale del disturbo di ansia sociale è una frequente e intensa paura di essere criticati oppure giudicati negativamente dagli altri a causa della manifestazione della propria emotività. L’ansia, in questo disturbo, è legata al timore di agire in modo inadeguato e mostrare all’altro i segni del disagio emotivo sperimentato (ad es. rossore, sudorazione, tremore) e di essere, di conseguenza, umiliati, ridicolizzati e rifiutati. Gli eventi che possono favorire l’attivazione dell’ansia riguardano le situazioni sociali come, ad esempio, parlare in pubblico, andare a una festa, iniziare una conversazione, mangiare con qualcuno. L’ansia derivante da tali situazioni porta spesso l’individuo con disturbo di ansia sociale ad evitarle sistematicamente.

L’aspetto centrale del disturbo di ansia da malattia consiste nella preoccupazione di avere o di poter contrarre una grave malattia non diagnosticata; esso può presentarsi sia in assenza che in minima presenza di sintomi somatici. Il disagio sperimentato dalla persona che soffre di disturbo di ansia da malattia non proviene dal sintomo fisico in sé, ma dal timore che il sintomo che sperimenta possa essere associato a una grave condizione medica. La persona tende ad allarmarsi anche soltanto ascoltando o leggendo notizie relative a malattie o diagnosi avute da altri e, per abbassare i suoi livelli di ansia, mette in atto strategie di controllo (ad es. visite mediche, monitoraggio dei sintomi corporei).

Disturbi dell'umore

L’ampia categoria dei Disturbi dell’umore fa riferimento a molteplici condizioni cliniche che vengono racchiuse all’interno delle categorie dei Disturbi Depressivi e i Disturbi Bipolari.

La categoria dei Disturbi Depressivi racchiude i disturbi in cui è presente un umore triste, vuoto o irritabile – l’individuo può ad esempio sentirsi “disperato, spento, giù di corda” – accompagnato da una sintomatologia somatica – come affaticamento e dolori corporei – o alterazioni cognitive che incidono in modo significativo sulle capacità di funzionamento della persona in vari ambiti, come quello sociale e lavorativo. In questi quadri clinici, l’individuo può sperimentare una perdita di interesse o piacere per quasi tutte le attività, anche se in precedenza considerate piacevoli; sono frequenti anche alterazioni dell’appetito e disturbi del sonno – con difficoltà nel dormire o, al contrario, una tendenza a dormire eccessivamente – difficoltà di concentrazione, senso di colpa e di autosvalutazione. In alcuni casi, è possibile riscontrare pensieri di morte, ideazione suicidaria o tentativi di suicidio. In età evolutiva può essere presente, più che un umore depresso, un’irritabilità persistente e frequenti episodi di discontrollo comportamentale.

La categoria che racchiude i Disturbi Bipolari e il Disturbo Ciclotimico fa riferimento a quelle condizioni cliniche in cui si riscontrano sia periodi depressivi che ipomaniacali. 

Negli episodi ipomaniacali o maniacali l’individuo può sperimentare un umore che, in modo persistente, si presenta come elevato: la persona potrebbe venir descritta come euforica ed eccessivamente entusiasta, o irritabile, in particolare quando i suoi desideri vengono negati. Inoltre, può essere presente un’autostima grandiosa, maggiore loquacità e diminuito bisogno di dormire. E’ possibile che vi sia una tendenza ad impegnarsi in nuove attività, spesso fuori dalla portata dell’individuo, di cui non conosce quasi niente, che vengono in genere considerate pericolose per le loro conseguenze (come ad esempio una rischiosa gestione delle proprie finanze o comportamenti sessuali sconvenienti). L’episodio può causare una marcata compromissione del funzionamento sia in ambito sociale che lavorativo.

Disturbi dell'umore

L’ampia categoria dei Disturbi dell’umore fa riferimento a molteplici condizioni cliniche che vengono racchiuse all’interno delle categorie dei Disturbi Depressivi e i Disturbi Bipolari.

La categoria dei Disturbi Depressivi racchiude i disturbi in cui è presente un umore triste, vuoto o irritabile – l’individuo può ad esempio sentirsi “disperato, spento, giù di corda” – accompagnato da una sintomatologia somatica – come affaticamento e dolori corporei – o alterazioni cognitive che incidono in modo significativo sulle capacità di funzionamento della persona in vari ambiti, come quello sociale e lavorativo. In questi quadri clinici, l’individuo può sperimentare una perdita di interesse o piacere per quasi tutte le attività, anche se in precedenza considerate piacevoli; sono frequenti anche alterazioni dell’appetito e disturbi del sonno – con difficoltà nel dormire o, al contrario, una tendenza a dormire eccessivamente – difficoltà di concentrazione, senso di colpa e di autosvalutazione. In alcuni casi, è possibile riscontrare pensieri di morte, ideazione suicidaria o tentativi di suicidio. In età evolutiva può essere presente, più che un umore depresso, un’irritabilità persistente e frequenti episodi di discontrollo comportamentale.

La categoria che racchiude i Disturbi Bipolari e il Disturbo Ciclotimico fa riferimento a quelle condizioni cliniche in cui si riscontrano sia periodi depressivi che ipomaniacali. 

Negli episodi ipomaniacali o maniacali l’individuo può sperimentare un umore che, in modo persistente, si presenta come elevato: la persona potrebbe venir descritta come euforica ed eccessivamente entusiasta, o irritabile, in particolare quando i suoi desideri vengono negati. Inoltre, può essere presente un’autostima grandiosa, maggiore loquacità e diminuito bisogno di dormire. E’ possibile che vi sia una tendenza ad impegnarsi in nuove attività, spesso fuori dalla portata dell’individuo, di cui non conosce quasi niente, che vengono in genere considerate pericolose per le loro conseguenze (come ad esempio una rischiosa gestione delle proprie finanze o comportamenti sessuali sconvenienti). L’episodio può causare una marcata compromissione del funzionamento sia in ambito sociale che lavorativo.

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di: 

  • ossessioni → idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che si presentano improvvisamente nella mente del soggetto e sono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso;
  • compulsioni → atti mentali (ad es. contare, pregare, ripetere parole) e/o comportamenti ripetitivi (ad es. controllare, pulire, ordinare) messi in atto in risposta ad un’ossessione secondo regole precise, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio e/o una situazione temuta. 

 

Le compulsioni sono di solito messe in atto in risposta a un’ossessione con l’obiettivo di ridurre il disagio innescato dalle ossessioni o di impedire un evento temuto. Tuttavia, le compulsioni non sono collegate in modo realistico all’evento temuto (ad es. organizzare gli oggetti simmetricamente per prevenire danni a una persona cara) o sono chiaramente eccessive (ad es. lavarsi le mani per ore). 

Per porre diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo, è necessario che le ossessioni e le compulsioni causino marcato disagio e interferiscano significativamente con il funzionamento della persona.

Disturbo ossessivo compulsivo

Disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di: 

  • ossessioni → idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che si presentano improvvisamente nella mente del soggetto e sono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso;
  • compulsioni → atti mentali (ad es. contare, pregare, ripetere parole) e/o comportamenti ripetitivi (ad es. controllare, pulire, ordinare) messi in atto in risposta ad un’ossessione secondo regole precise, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio e/o una situazione temuta. 

 

Le compulsioni sono di solito messe in atto in risposta a un’ossessione con l’obiettivo di ridurre il disagio innescato dalle ossessioni o di impedire un evento temuto. Tuttavia, le compulsioni non sono collegate in modo realistico all’evento temuto (ad es. organizzare gli oggetti simmetricamente per prevenire danni a una persona cara) o sono chiaramente eccessive (ad es. lavarsi le mani per ore). 

Per porre diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo, è necessario che le ossessioni e le compulsioni causino marcato disagio e interferiscano significativamente con il funzionamento della persona.

Disturbi del comportamento alimentare

I Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un alterato consumo del cibo che compromette sia la salute fisica che il funzionamento psicosociale. 

I principali disturbi, in termini di prevalenza, sono l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa: in entrambi i casi la caratteristica principale è la distorsione dell’immagine corporea con pensieri costanti sul proprio corpo o su parti di esso. Tale caratteristica non è criticabile e pertanto, anche di fronte ad una riduzione del peso corporeo, l’individuo può non essere in grado di interrompere i comportamenti di rischio che comportano una riduzione del peso.

L’Anoressia Nervosa è definita da tre caratteristiche principali: persistente restrizione nell’assunzione dell’importo calorico, intenso timore di ingrassare e un comportamento che interferisce con l’aumento del peso. Il Disturbo presenta due sottotipi con restrizioni, in cui la perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva, o con abbuffate/condotte di eliminazione, con ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (ad esempio vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi e/o diuretici).

La Bulimia Nervosa è caratterizzata da: ricorrenti episodi di abbuffate (intese come ingestione di una quantità significativa di cibo in un breve periodo di tempo, accompagnate dalla sensazione di perdita di controllo e dall’incapacità di astenersi dal mangiare o dallo smettere di farlo una volta iniziato); ricorrenti condotte di eliminazione finalizzate a prevenire l’aumento di peso; la forma e il peso corporeo influenzano significativamente i livelli di autostima. Il vomito autoindotto, utilizzato come condotta compensatoria, può divenire un un obiettivo in sé: l’abbuffata può quindi, in questo caso, essere finalizzata alla messa in atto del vomito.

Il Disturbo da Binge-Eating è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffata: gli individui che ne sono affetti tipicamente si vergognano dei propri problemi e tentano di nasconderli. 

Il Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo (ARFID) è un disturbo caratterizzato da un evitamento o da una significativa riduzione nell’assunzione del cibo che comporta un deficit nutrizionale. In alcuni individui può essere dovuto a caratteristiche sensoriali delle qualità del cibo, divenendo un’alimentazione selettiva con, ad esempio, una sensibilità ad aspetto, colore e/o odore. L’evitamento o la restrizione possono rappresentare anche una risposta ad eventi vissuti in modo traumatico, come un episodio di soffocamento.

Disturbi del comportamento alimentare

I Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un alterato consumo del cibo che compromette sia la salute fisica che il funzionamento psicosociale. 

I principali disturbi, in termini di prevalenza, sono l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa: in entrambi i casi la caratteristica principale è la distorsione dell’immagine corporea con pensieri costanti sul proprio corpo o su parti di esso. Tale caratteristica non è criticabile e pertanto, anche di fronte ad una riduzione del peso corporeo, l’individuo può non essere in grado di interrompere i comportamenti di rischio che comportano una riduzione del peso.

L’Anoressia Nervosa è definita da tre caratteristiche principali: persistente restrizione nell’assunzione dell’importo calorico, intenso timore di ingrassare e un comportamento che interferisce con l’aumento del peso. Il Disturbo presenta due sottotipi con restrizioni, in cui la perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva, o con abbuffate/condotte di eliminazione, con ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (ad esempio vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi e/o diuretici).

La Bulimia Nervosa è caratterizzata da: ricorrenti episodi di abbuffate (intese come ingestione di una quantità significativa di cibo in un breve periodo di tempo, accompagnate dalla sensazione di perdita di controllo e dall’incapacità di astenersi dal mangiare o dallo smettere di farlo una volta iniziato); ricorrenti condotte di eliminazione finalizzate a prevenire l’aumento di peso; la forma e il peso corporeo influenzano significativamente i livelli di autostima. Il vomito autoindotto, utilizzato come condotta compensatoria, può divenire un un obiettivo in sé: l’abbuffata può quindi, in questo caso, essere finalizzata alla messa in atto del vomito.

Il Disturbo da Binge-Eating è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffata: gli individui che ne sono affetti tipicamente si vergognano dei propri problemi e tentano di nasconderli. 

Il Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo (ARFID) è un disturbo caratterizzato da un evitamento o da una significativa riduzione nell’assunzione del cibo che comporta un deficit nutrizionale. In alcuni individui può essere dovuto a caratteristiche sensoriali delle qualità del cibo, divenendo un’alimentazione selettiva con, ad esempio, una sensibilità ad aspetto, colore e/o odore. L’evitamento o la restrizione possono rappresentare anche una risposta ad eventi vissuti in modo traumatico, come un episodio di soffocamento.

Con trauma psichico si intende l’effetto di un’azione o di un evento che colpisce una struttura psichica incapace di difendersi e di comprenderne il senso. L’ elemento necessario affinché un evento si possa considerare traumatico è una sensazione di minaccia che supera le capacità di adattamento emotivo dell’individuo e altera le credenze sulla prevedibilità del mondo esterno: la persona sperimenta un senso di impotenza e vulnerabilità e prova intense emozioni di paura e dolore. L’esperienza traumatica può essere collettiva (ad es. terremoti, incendi, atti terroristici, epidemie) o individuale (ad es. lutti, incidenti, violenza fisica o sessuale, diagnosi di malattie gravi).

L’individuo con Disturbo da stress post-traumatico (DPTS) presenta ricordi ricorrenti e intrusivi dell’evento traumatico, può sperimentare stati dissociativi di diversa durata ed esperisce un intenso disagio psicologico o elevata reattività fisiologica quando esposto a stimoli o situazioni che ricordano l’evento traumatico. La persona, inoltre, potrebbe manifestare una marcata riduzione di interesse e partecipazione per le attività, sensazione di distacco e di straniamento nei confronti di altre persone, incapacità di provare emozioni positive e sintomi di ansia assenti prima del trauma.

Disturbo post-traumatico da stress

Disturbo post-traumatico da stress

Con trauma psichico si intende l’effetto di un’azione o di un evento che colpisce una struttura psichica incapace di difendersi e di comprenderne il senso. L’ elemento necessario affinché un evento si possa considerare traumatico è una sensazione di minaccia che supera le capacità di adattamento emotivo dell’individuo e altera le credenze sulla prevedibilità del mondo esterno: la persona sperimenta un senso di impotenza e vulnerabilità e prova intense emozioni di paura e dolore. L’esperienza traumatica può essere collettiva (ad es. terremoti, incendi, atti terroristici, epidemie) o individuale (ad es. lutti, incidenti, violenza fisica o sessuale, diagnosi di malattie gravi).

L’individuo con Disturbo da stress post-traumatico (DPTS) presenta ricordi ricorrenti e intrusivi dell’evento traumatico, può sperimentare stati dissociativi di diversa durata ed esperisce un intenso disagio psicologico o elevata reattività fisiologica quando esposto a stimoli o situazioni che ricordano l’evento traumatico. La persona, inoltre, potrebbe manifestare una marcata riduzione di interesse e partecipazione per le attività, sensazione di distacco e di straniamento nei confronti di altre persone, incapacità di provare emozioni positive e sintomi di ansia assenti prima del trauma.

Incongruenza di genere

I termini sesso e sessuale fanno riferimento agli indicatori biologici relativi al contesto della capacità riproduttiva, come le gonadi e gli ormoni sessuali. Il genere invece riconduce, oltre gli indicatori biologici, a tutti quei fattori  psicologici, sociali e ambientali per cui l’individuo si percepisce nella sfera pubblica, relazionale e sociale.

Per Incongruenza di genere “Disforia di genere” secondo il DSM-5 – possiamo intendere la sofferenza e il malessere derivanti dalla discrepanza data dal genere espresso o esperito dall’individuo e il genere socialmente assegnato. Spesso, ma non sempre, tale malessere conduce l’individuo a desiderare di liberarsi delle caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie e ad acquisire le caratteristiche sessuali del genere opposto. Preferiamo utilizzare il termine “incongruenza” poiché, a nostro avviso, il termine “disforia” risulta riduttivo e  non in grado di esaurire la complessità del fenomeno, apportando una connotazione puramente patologizzante.

Incongruenza di genere

I termini sesso e sessuale fanno riferimento agli indicatori biologici relativi al contesto della capacità riproduttiva, come le gonadi e gli ormoni sessuali. Il genere invece riconduce, oltre gli indicatori biologici, a tutti quei fattori  psicologici, sociali e ambientali per cui l’individuo si percepisce nella sfera pubblica, relazionale e sociale.

Per Incongruenza di genere “Disforia di genere” secondo il DSM-5 – possiamo intendere la sofferenza e il malessere derivanti dalla discrepanza data dal genere espresso o esperito dall’individuo e il genere socialmente assegnato. Spesso, ma non sempre, tale malessere conduce l’individuo a desiderare di liberarsi delle caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie e ad acquisire le caratteristiche sessuali del genere opposto. Preferiamo utilizzare il termine “incongruenza” poiché, a nostro avviso, il termine “disforia” risulta riduttivo e  non in grado di esaurire la complessità del fenomeno, apportando una connotazione puramente patologizzante.

Un disturbo di personalità viene definito come un pattern stabile di esperienza interiore e di comportamento che

  • devia marcatamente dalla norma;
  • crea disagio clinicamente significativo o disadattamento sociale; 
  • insorge nella prima età adulta.

 

I disturbi di personalità sono stati suddivisi in dieci categorie diagnostiche; con il tempo, però, si è riscontrata una sempre maggiore difficoltà nel definire i confini stabili delle categorie e ciò ha portato alla proposta di una classificazione basata su concetti dimensionali. Ad oggi, possono essere utilizzati entrambi i tipi di classificazione a discrezione dei clinici. Alcuni tipi di disturbi di personalità tendono a rendersi meno evidenti o ad andare incontro a remissione con l’età, mentre altri possono compromettere gravemente il livello di funzionamento dell’individuo sul piano cognitivo, affettivo, interpersonale e di regolazione degli impulsi con importanti conseguenze sulla sua qualità della vita. 

Disturbi di personalità

Disturbi di personalità

Un disturbo di personalità viene definito come un pattern stabile di esperienza interiore e di comportamento che

  • devia marcatamente dalla norma;
  • crea disagio clinicamente significativo o disadattamento sociale; 
  • insorge nella prima età adulta.

 

I disturbi di personalità sono stati suddivisi in dieci categorie diagnostiche; con il tempo, però, si è riscontrata una sempre maggiore difficoltà nel definire i confini stabili delle categorie e ciò ha portato alla proposta di una classificazione basata su concetti dimensionali. Ad oggi, possono essere utilizzati entrambi i tipi di classificazione a discrezione dei clinici. Alcuni tipi di disturbi di personalità tendono a rendersi meno evidenti o ad andare incontro a remissione con l’età, mentre altri possono compromettere gravemente il livello di funzionamento dell’individuo sul piano cognitivo, affettivo, interpersonale e di regolazione degli impulsi con importanti conseguenze sulla sua qualità della vita. 

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